Lavoro femminile: non è un Paese per donne?

da Redazione | 07 Maggio 2024 | Direction |

Occupazione femminile in Italia: non sono propriamente confortanti le notizie che arrivano dall’ISTAT in merito al ruolo della donna nella forza lavoro nel nostro Paese.

Nel Belpaese, infatti, lavora soltanto una donna su due e siamo il fanalino di coda dell’Europa per quanto riguarda la classifica del tasso di occupazione femminile, con un 51% di donne che non lavorano e circa otto milioni di loro che il lavoro non lo cercano nemmeno. Il confronto con gli altri Stati Europei è impietoso: in Germania la percentuale di donne che lavora è pari al 70% e in Francia al 68%. Una situazione che può solo migliorare, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, e infatti il nostro Paese registra il miglior tasso di crescita in Europa dal 2013 a oggi con un bel +14,9%.

Un percorso a ostacoli

Perché questo accada è presto detto e ha a che fare con una lunga serie di stereotipi duri a morire, che fin dall’età scolare allontanano le donne dalle materie STEM, precludendo loro quindi le carriere più remunerative. La maternità, in seguito, rappresenta l’altro grande spartiacque nella vita e nella carriera di una donna: con il lavoro di cura che tradizionalmente grava quasi esclusivamente sulle loro spalle – è l’80% delle donne che chiede il congedo parentale –  molte decidono di non rientrare al lavoro dopo la maternità (20%) o di lavorare soltanto part time, cosa che spesso viene vissuta come una scelta obbligata (61%). Del resto in Italia gli asili-nido sono troppo pochi e trovano spazio in essi solo il 28% dei nuovi nati. Anche le strutture per il sostegno a disabili e anziani sono insufficienti e finiscono per essere le donne a doverselo accollare all’interno della famiglia.

Il divario retributivo (ancora!)

In generale, il divario retributivo tra uomini e donne deriva quindi da una carriera più frammentata e meno continua, che include spesso  anche lunghi periodi di lavoro precario, cosa che inevitabilmente si ripercuote sulla pensione, con le donne che finiscono con l’incassare una somma inferiore del 40% rispetto a quella degli uomini.

C’è infine da dire che ancora – e non solo in Italia – anche le donne che raggiungono le posizioni più elevate spesso continuano a guadagnare meno dei colleghi uomini.

Come dunque ribaltare questa situazione che vede le donne perennemente svantaggiate?

Un intervento sistemico

Servirebbero azioni sistemiche, fin dall’inizio. Gli stereotipi di genere dovrebbero diventare materia di studio a tutti i livelli, in modo da non attivarli e comunque da riconoscerli. Inoltre, bisognerebbe non limitarsi ai bonus bebé me mettere in atto azioni concrete affinché il lavoro di cura non ricada esclusivamente sulle spalle delle donne e porre al tempo stesso un argine alle denatalità nel nostro Paese. Le donne hanno sicuramente fatto grandi progressi nel lungo periodo, ma tutto ciò che hanno guadagnato è sempre stato soltanto frutto del loro impegno e delle loro lotte. Il contesto attuale, che valorizza la diversity e l’inclusione, non può più fare a meno del talento delle donne ed è necessario quindi attuare azioni sistemiche affinché la loro presenza nella forza lavoro aumenti sensibilmente e che le loro carriere siano il frutto di scelte libere e consapevoli. Se saranno le donne a trainare la workforce del futuro dovrebbe dipendere da tutti, non soltanto da loro.

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